Continuiamo a parlare di caduta reattiva

Continuiamo ad affrontare l’argomento introdotto la scorsa settimana parlando di altri tipi di caduta reattiva:

Caduta iatrogenica o da farmaci

Una situazione abbastanza frequente in cui si può verificare perdita dei capelli è correlata a certe terapie farmacologiche che possono inibire la funzionalità del follicolo pilifero attraverso altrettanti meccanismi specifici. Tra questi vale la pena ricordare i farmaci antiipertensivi beta bloccanti, anticoagulanti (eparina e warfarin), alcuni FANS, in particolare quelli utilizzati in presenza di malattie artritiche, terapie ormonali, ivi compresa la pillola anticoncezionale, antidepressivi, alcuni farmaci per il controllo del peso e della trigliceridemia, farmaci contro il morbo di Parkinson, ecc.

La varietà di tipologie di farmaci che possono influire negativamente sulla crescita capillare comporta altrettanta varietà nei meccanismi e nelle manifestazioni di tale anomalia, influendo anche sulla reversibilità della caduta. Ovviamente se un farmaco che provoca caduta viene assunto per un periodo limitato, tale sarà anche la sua influenza negativa sulla crescita dei capelli, poiché la sospensione del farmaco rimuoverà ciò che ostacola il normale ciclo vitale del follicolo, al contrario un trattamento cronico, tenderà ad instaurare un tipo di caduta che si prolunga nel tempo, assumendo i tratti di una caduta permanente o progressiva.

Caduta post operatoria

Un’altra situazione che merita di essere approfondita è la caduta che avviene in seguito ad interventi chirurgici importanti. Ciò pare avvenire per una combinazione di diversi fattori che contribuiscono a generare una forte inibizione temporanea del follicolo pilifero: il primo fattore da tenere in considerazione è proprio il fattore iatrogenico: gli interventi chirurgici spesso comportano forti terapie farmacologiche come antibiotici, anticoagulanti ecc, non sembra invece esserci correlazione diretta con gli anestetici, anche se spesso vengono incolpati di tale fenomeno. Tuttavia vanno anche tenuti in considerazione fattori come lo stress, la cui azione negativa sul trofismo capillare, mediata da ipersecrezione di ormoni vasocostrittori abbiamo già affrontato nella rubrica precedente; ma anche l’anemia temporanea che può insorgere, a causa di perdite di sangue durante l’operazione va ovviamente tenuta in considerazione e, laddove necessario tamponata con assunzione di ferro biodisponibile. Sono stati riportati in letteratura casi di alopecia post chirurgica da “pressione”, localizzati nei punti della testa su cui essa poggiava durante la chirurgia, soprattutto nel caso di operazioni lunghe, in cui il flusso ematico locale viene compromesso per tempi maggiori, causando cadute localizzate, ma normalmente reversibili.

Caduta post parto

La gravidanza è un evento che ha un impatto enorme sulla biologia del corpo femminile, pertanto è lecito aspettarsi che essa influisca sulla crescita del capello, visti gli importanti cambi metabolici che avvengono durante i 9 mesi, che talvolta protraggono i loro effetti anche più a lungo. Prima di tutto è fondamentale il contributo degli ormoni sessuali: l’elevata produzione di estrogeni durante la gravidanza va a prolungare e rinforzare la fase anagen, facendo sì che le gestanti abbiano normalmente una chioma in grande salute, spesso più bella del normale. Una volta partorito, tuttavia, il profilo ormonale cambia radicalmente e i livelli di progesterone ed estrogeni hanno un calo vertiginoso ed improvviso. Questo si ripercuote negativamente sulla crescita dei capelli causando le cosiddette cadute post parto. Questa situazione tende a regredire spontaneamente una volta che i livelli ormonali si assestano nuovamente nel giro di alcune settimane. Tuttavia in alcuni casi, esso avviene con maggiore difficoltà e la quantità di capelli post parto resta inferiore a quanto fosse precedentemente alla gravidanza. Questo può dipendere da un mancato ritorno dei profili ormonali allo stato fisiologico, oppure all’insorgere di alcune condizioni che possono accompagnarsi al parto come l’anemia. Anche l’invecchiamento cellulare (che durante la gravidanza subisce una decisa accelerazione) potrebbe giocare un ruolo in questa anomalia.  Contrariamente all’opinione comune, invece, l’allattamento non sembra influire in questo fenomeno.

Tutte le anomalie affrontate finora (fatte salve alcune situazioni iatrogeniche, che per la particolare natura del farmaco possono avere manifestazioni sensibilmente differenti) rientrano nelle cosiddette cadute in fase telogen (telogen effluvium), quindi hanno in comune un accorciamento e un rallentamento della fase di crescita, che porta ad un’alterazione della proporzione fisiologica di capelli nelle differenti fasi e ad un diradamento visibile alcuni mesi dopo l’evento scatenante: ci si accorge della caduta perché i capelli diventano più sottili, fragili e meno resistenti alla trazione.

Quando invece si instaurano particolari condizioni che portano ad un’inibizione “traumatica” del processo di proliferazione dei cheratinociti la caduta può essere più repentina e massiva, totale o localizzata in particolari aree, a seconda del fattore scatenante. In questo caso il capello non completa il suo ciclo vitale e cade in fase anagen. L’analisi microscopica dei capelli in questi casi mostra quasi sempre bulbi distrofici e tale gruppo di anomalie viene raggruppata sotto la categoria dell’anagen effluvium.

Alopecia Areata

Detta anche Area Celsi, si riconosce perché comporta una o più chiazze glabre, di forma circolare od ovale, sul cuoio capelluto. L’eziologia di questa condizione non è stata del tutto chiarita, ma le opinioni più autorevoli sembrano concordare su un disturbo autoimmune transitorio: cioè un attacco che distrugge i follicoli in queste aree condotto dal nostro stesso sistema immunitario. Tale anomalia, sembra regredire spontaneamente nella maggior parte dei casi, con una risoluzione tendenzialmente positiva e più rapida quando coadiuvata da applicazione topica di corticosteroidi e lozioni per stimolare la crescita. Come detto, nella grande maggioranza dei casi il problema tende a regredire in qualche mese, possono tuttavia presentarsi recidive. Inoltre esiste un’esigua minoranza di casi in cui tale anomalia si estende a gran parte o persino tutto il cuoio capelluto e può assumere connotati permanenti.

Chemioterapia e radioterapia

I pazienti oncologici sono quasi sempre sottoposti a questo tipo di terapie, mirate a distruggere i tessuti tumorali in rapida crescita rispettivamente attraverso l’utilizzo di farmaci (facendo rientrare le alopecie da chemioterapia tra le cadute iatrogeniche) e di radiazioni ionizzanti.

Proprio per questa loro caratteristica intrinseca, tendono ad avere un marcato effetto negativo sui bulbi capillari le cui cellule sono in continua replicazione e coloro che si sottopongono a queste terapie manifestano cadute massive e dall’aspetto irregolare. Anche in questo caso, una volta terminati i cicli terapici si ha normalmente un recupero del normale trofismo capillare.

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